Avventura tra gli alberi. Out on a Limb di Metcalfe A & D

Il progetto di questo percorso ludico, in quota tra gli alberi, ideato dallo studio Metcalfe Architecture & Design, è stato costruito (tra il 2007 e il 2009) a scopo didattico e ricreativo all’interno del Morris Arboretum dell’Università della Pennsylvania; un vasto parco pubblico iscritto nel National Register of Historic Places degli Stati Uniti d’America.

Alla base di questo progetto l’idea di inserire, in un luogo storico e di grande interesse naturalistico, una struttura per il tempo libero, un percorso come sommatoria di episodi di entertanment tra loro integrati (in grado di porsi, nelle aspettative dei progettisti, quale alternativa ai giochi elettronici). Attento, non solo a non interferire con la natura dal punto di vista della sua presenza volumetrica, il progetto segue i principi della sostenibilità edilizia e costruttiva.

Il percorso, didattico e ludico allo stesso tempo, porta i visitatori all’interno del bosco, dalla quota stradale dell’ingresso, mantenendo l’intera passeggiata tra gli alberi in orizzontale ed evitando, in questo modo,  strumenti meccanici di risalita o ripide scale. Tutto il percorso, attraverso un’articolata geometria, che assume le alberature storiche come fulcri compositivi, conduce, zigzagando, all’interno della foresta e permette ai visitatori di scoprire punti di vista inconsueti e sorprendenti, passeggiando tra i padiglioni, i pontili e i giochi che moltiplicano ed enfatizzano la sensazione di vertigine.

Dall’ingresso, segnato da una sorta di tunnel composto da circonferenze lignee in sequenza, si prosegue incontrando i principali eventi formali e ricreativi della composizione. Subito dopo questo portale simbolico, che crea un momento di transizione tra il mondo esterno e quello dell’artificio naturale, due terrazze panoramiche quadrangolari si offrono come primi momenti di osservazione e di sosta. La prima, aperta verso valle, è una sorta di belvedere paesaggistico che offre la vista delle cime degli alberi sottostanti, la seconda è invece centrata su un grande castagno di duecentocinquanta anni di età. L’albero diventa parte del procedimento compositivo offrendosi come naturale copertura del percorso, che si innesta, subito dopo, in un padiglione ligneo centrale; una casa da tè di tradizione nipponica trasposta sulle cime degli alberi e offerta come luogo di contemplazione e di informazioni sulle specie arboree dell’intorno. Da questo punto, oltre al percorso principale che attraversa la piccola costruzione, si sviluppa sulla destra una passerella sospesa, contenuta da un’alta balaustra ricurva con rete di protezione, che conduce a un nido d’uccelli in scala macro; una sfera intrecciata di arbusti profumati di legno di cedro, che conclude la figura di questo brano del percorso, che attraverso un salto di scala ironico e divertito, quasi un episodio indipendente, offre la sensazione di visitare una vera casa degli uccelli. Proseguendo oltre il padiglione centrale, il tracciato del percorso si moltiplica per comporre un triangolo al cui interno, due grandi alberi sono circondati da una wading pool, una doppia rete tesa intorno ai tronchi e divisa da un passaggio flottante, in cui i bambini possono saltare o sdraiarsi sospesi a quindici metri di altezza.

E’ come se, in questa realizzazione, in bilico tra architettura e installazione, tra edificio e padiglione, la dimensione della tradizionale casa sull’albero si fosse diffusa all’intera foresta.

Questo progetto si inserisce nella tendenza contemporanea a fare della natura un luogo di scoperta e di esperienza, l’architettura si disperde abbandonando i tradizionali caratteri del progetto edilizio e insieme, ci conduce nel cuore dei luoghi naturali, invitandoci alla spensieratezza, al divertimento e contemporaneamente, ad un’amorevole cura.

Non è difficile, attraversando anche solo con l’immaginazione questa costruzione, immedesimarsi con Cosimo Piovasco di Rondò, protagonista del Barone Rampante di Italo Calvino, nella sua scelta di andare a vivere sugli alberi; prima sull’elce del giardino di casa e poi sulle alberature più alte del bosco adiacente, delineando nuove modalità di vita e soprattutto nuovi punti di vista da cui osservare il paesaggio come  metafora del mondo intero.

MarioRicci_AtelierTransito©2012

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