Fresh fruit for rotting vegetables* #1 – Intorno al patrimonio storico-culturale, artistico e paesaggistico italiano

site specific_ROMA 04 Copyright Olivo Barbieri

site specific_ROMA 04 – Copyright Olivo Barbieri

 “Frutta fresca in cambio di verdura vomitata” *, è il titolo di un disco punk della fine degli anni ’70. Un’incipit evidentemente in bilico tra il serio e il faceto, ma anche straordinariamente evocativo, se riferito ai temi che stanno emergendo dal dibattito intorno al patrimonio storico-culturale, artistico e paesaggistico italiano; della loro valorizzazione o redditività, del loro significato collettivo e individuale, pubblico e privato, della loro capacità di produrre sviluppo o innovazione e, perfino, dell’aspirazione che vorrebbe porlo alla base del progresso della società intera.

Confrontarsi con questo accesissimo dibattito è, per noi, sinonimo di un indispensabile realismo critico, se non altro nel senso di una faticosa e necessaria presa di coscienza  rispetto all’emergere di  nuovi paradigmi interpretativi, e sulla via verso  nuove competenze progettuali, agili ed agibili, nell’ambigua realtà del nostro paese e nelle trasformazioni che l’attraversano.

Straordinario e ricco patrimonio, un’eredità traboccante, vastissima, abbandonata a sé, dimenticata, lasciata in attesa. Il panorama che abbiamo di fronte equivale al precipizio sul fondo del quale dobbiamo necessariamente calarci –  per non restare costantemente in bilico sul ponte che unisce instabilmente vecchie concezioni a compiti nuovi.

Il disinteresse, l’incuria, lo sfruttamento, non ne hanno ancora sminuito il valore!

Non mancano, certo, prese di posizione che sempre più spesso oscillano tra l’iper-conservazione passiva di questo patrimonio, la sua distruzione cieca, la sua trasformazione creativa o la sua commercializzazione a tutti i costi;  come mercanzia, come giacimento, appunto, come “petrolio d’Italia”. Sono molti anche i testi, i dibattiti e i convegni in cui si pone al centro la responsabilità civile intorno a questi temi, le dinamiche di trasmissione del sapere, le possibilità creative insite in esso. Non mancano neppure sentimenti di indignazione, oppure di delusione, di presa di coscienza o di semplice rammarico, che stanno producendo manifesti e contro-manifesti, sui quotidiani, nel web, sulle riviste, e spesso, anche nei discorsi di tutti i giorni.

Brescia 2003 – Copyright Olivo Barbieri

Bisognerà comunque vagliare la pregnanza di questi tentativi: se lasceranno il posto all’eco fievole di un eccesso retorico, al silenzio e al consumo di una campagna di marketing, oppure se attiveranno l’impegno per le fatiche che una rivoluzione tutta culturale e urgentissima richiede: la difficile definizione di un atteggiamento – oltre che di pratiche e linguaggi –  condiviso e condivisibile.

Perché di questo si tratta: di un ristrutturasi del lavoro intellettuale – “lavoro concreto” per eccellenza -, rispetto al “lavoro astratto”;  quella produzione di merci che ha invaso e informato di sé l’universo tecnologico, in cui da un secolo siamo immersi, di fronte all’ormai avvenuta eclissi della pregnanza comunicativa degli “oggetti” e delle immagini, nel transito irreversibile da un’etica della produzione ad un’estetica dei consumi, in cui la centralità del mercato e della comunicazione ha esautorato di fatto ogni eccentricità del sistema stesso.

In tale contesto è sempre più forte anche la tentazione di fondere teoria e prassi in una pratica progettuale e interpretativa quotidiana, data la carenza delle reali alternative che abbiamo di fronte.

Ciò che si pone, anzi si ri-propone, è il problema cruciale di come conciliare, tradurre e negare i contenuti della tradizione a fronte dei traumi del mutamento.

Per sfuggire alla dicotomia conservare/distruggere la tradizione dobbiamo analizzar-la e ricompor-la. Come diceva Borges, siamo condannati ad essere contemporanei, perciò, non potendo rifiutare la modernità, non ci resta che reinterpretarla”[1].

MarioRicci_AtelierTransito©2012


[1] Pierluigi Nicolin, Elementi di architettura, Skira editore, Milano 1999, p 76.

* Dead Kennedys, Fresh Fruit for Rotting Vegetables, Cherry Red, GB 1980.

Le  opere di Olivo Barbieri, site specific_ROMA 04  Brescia 2003, sono state utilizzate con il consenso dell’autore.

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