_Olivo Barbieri_site specific_ LONDON 12_Ronchini Gallery

“La fotografia è l’arte di sapere dove stare, dove mettersi.” Olivo Barbieri 

Le fotografie di Olivo Barbieri suscitano spessissimo una particolare impressione: quella dell’intempestività. Nelle sue fotografie  pare che il fotografo sia una presenza costantemente  in anticipo, oppure inesorabilmente in ritardo: passato solo quando tutto è passato, o quando, ancora tutto potrebbe accadere. La coincidenza del tempo delle fotografie di Barbieri, con la contemporaneità (il nostro tempo), è sempre alterata attraverso una paradossale amalgama di tecnica e di poesia.

Ma, intempestivo, è proprio colui il quale vuole “prendere posizione” rispetto al presente. Qualcuno che evita con attenzione di abbandonarsi alla pura registrazione e al semplice rispecchiamento, foss’anche quello che ha per oggetto la complessità del mondo contemporaneo. Intempestivo, è qualcuno per cui la trasparenza non ha significato. Potremmo dire, con Agamben, “che appartiene veramente al proprio tempo, che è veramente contemporaneo, colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio per questo, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e affermare il suo tempo…Coloro che coincidono troppo pienamente con l’epoca, che combaciano in ogni punto perfettamente con essa, non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa”.[1]

Dunque la contemporaneità  sembra essere,  per Olivo Barbieri,  quella  particolare relazione col tempo che aderisce a esso attraverso una “sfasatura” e un “anacronismo”. Dislocando, cioè, la sua pretesa di “‘attualità”, la sua “contemporaneità” rispetto al presente, in una sconnessione e in una sfasatura.

Copyright Olivo Barbieri_site specific_LONDON 12

L’investigazione di questa distanza sembra essere una delle impellenze della sua ricerca artistica: una distanza che raramente, per esempio, possiamo avvertire nei  fotoreporters  tradizionali, che intrattengono tutt’un altro rapporto con la realtà.

E’ la distanza che il fotografo crea tra sé e il  proprio oggetto, a permetterne la sua trasformazione. E’ questa “sfasatura”, questo “anacronismo” a consentire l’attitudine progettuale di queste fotografie.                                                                                                                                                                                                                 Quelle del site specific_LONDON 12, ovviamente,  non fanno eccezione. Anzi complicano il gioco.

Copyright Olivo Barbieri_site specific_LONDON 12

Fotografie, quelle di Barbieri,  che sembrano tutte risolte nella tecnica, e che possiedono, invece, una possente carica critica e modificativa della realtà. Le tecniche dell’inversione, del tilt-shift (fuoco selettivo), della ripresa prolungata o dall’alto, sono solo un camouflage: il mascheramento tecnico-stilistico (freddo), di un rapporto con la realtà profondamente poetico e trasformativo (caldo), di una costante tensione etico-politica nei confronti del reale. Il variare del punto di vista, permette di indagare l’inedito nel quotidiano; lo sfocamento (blurring), permette paradossalmente di individuare e chiarire, di trasformare la città in un enorme plastico, che si presenta come modificabile, simile nell’aspetto ad un luogo in fase progettuale; la restituzione fotografica come disegno/dipinto, insiste in quest’opera de-costruttiva e ri-costitutiva dei luoghi. Se nel site specific_MODENA 08,la relazione disegno/dipinto era risolta in una giustapposizione, nel site specific _LONDON 12,  avviene una compenetrazione.[2] La competizione, è ormai  ingaggiata direttamente con gli architetti e gli urbanisti, che  attraverso la tecnica digitale dei rendering e dei collage producono, autonomamente,  immagini “fotografiche” dei loro progetti. [3]

La relazione de-costruzione/costruzione è spinta, in queste fotografie di Londra, alle sue estreme conseguenze. Site specific (sito specifico), è anche il nome di quelle operazioni artistiche (soprattutto della land-art) che hanno nel rapporto analitico/trasformativo con il contesto la loro peculiarità, il loro senso (anche per queste opere, inoltre, la ripresa dall’alto è, spesso, l’unica possibile restituzione).

Copyright Olivo Barbieri_site specific_LONDON 12

Ma le fotografie di Barbieri alludono anche ad altro: al paesaggio della  metropoli in quanto progetto. Forse un tentativo di re-interpretare un’urbanistica particolare, di restituircela, di spiegarla: di cercare costantemente adeguati strumenti interpretativi (e percettivi) per penetrare la realtà che viviamo[4]. Sicuramente è anche un modo di affermare il paesaggio metropolitano (e in generale) in quanto morfologia: in quanto struttura in costante movimento e modificazione.

Ma le  preoccupazioni di Olivo Barbieri intorno al paesaggio urbano e naturale consentono una ulteriore considerazione. Si tratta della costante attenzione civica che emerge dai suoi “progetti”, di un impegno politico, che non è gridato, ma rappresentato e spiegato[5]. Sia che si tratti di paesaggio metropolitano che di natura artificiata, l’ atteggiamento di Barbieri rimane identico. “Le grandi cascate di Olivo Barbieri non sono così diverse da altri luoghi artificiali dove la globalizzazione atterra”, ha scritto l’architetto Stefano Boeri nell’introduzione di “The Waterfall Project”[6].

Lo stesso fotografo commentando la fotografia scelta per la copertina di questo libro, afferma che essa: “rappresenta il contrario di quello che accade allo zoo. Siamo noi a essere quasi ingabbiati da noi stessi, dal nostro recinto di osservazione. Alla fine, quello che dobbiamo cambiare per liberarci è proprio il nostro sguardo”.

L’unico grande interrogativo – ed è lo stesso che Olivo Barbieri ha da sempre rivolto a se stesso –  riguardo alle fotografie esposte in questa mostra londinese, è capire se questo “progetto” funziona, o se lo si deve modificare. Anche se abbiamo la certezza che non stiamo continuando a guardare “noiosamente”, quello che già sapevamo”. [7]

MarioRicci_AtelierTransito©2012

Olivo Barbieri, “The Waterfall Project”

Damiani Editore, Bologna 2008
ISBN: 978-8862080521
www.damianieditore.com

>La mostra fotografica, Olivo Barbieri, site specific_LONDON 12, si terrà alla Ronchini Gallery di Londra, dal 30 novembre 2012 al 10 gennaio 2013.

Inaugurazione della mostra: 29 Novembre 2012, dalle 18-20.

Orari d’apertura: Lunedi – Venerdi 10.00–18.00; Sabato 10.00-17.00

Localizzazione: 22 Dering Street, London, W1S 1AN

Tel: +44 (0) 207 629 9188

Sito Web: http://www.ronchinigallery.com/

>>Le fotografie che illustrano il testo  sono state utilizzate con il cortese consenso di Olivo Barbieri:  www.olivobarbieri.it

English text

_Olivo Barbieri_sitespecific_LONDON 12 _Ronchini Gallery

“La fotografia è l’arte di sapere dove stare, dove mettersi.”[1]OlivoBarbieri

Olivo Barbieri’s pictures often provoke a particular impression of untimeliness, the photographer always seems to be early or inexorably late: he takes a picture when everything is passed or when something could still happen. In his pictures the correspondence between time and contemporaneity is always distorted through a paradoxical amalgam of technique and poetry. A man is defined untimely when he wants to “take a stand” on present, a man who avoids carefully to abandon himself to a pure registration and to a simple reflection which has the complexity of the contemporary world as object; a man who thinks that clearness has no meaning. According to Agamben’s thought, we could say that “a human being belongs to contemporary time when he doesn’t coincide perfectly with it, when he doesn’t adapt himself to its claims and consequently he’s not current. For all these reasons he’s able to perceive and state his own time trough anachronism. People who don’t concur completely with time and don’t match perfectly with it, are not contemporary because they couldn’t stare at it.” [2] For Olivo Barbieri contemporaneity has a particular connection with time: time coincides to contemporaneity through “a lag” and “anachronism”; in other words time displaces its claim of being “contemporary” through a disconnection. The investigation of this distance seems to be one of the urgency in his artistic research, a distance which we could feel seldom by watching traditional photographers’ pictures: they have another connection with reality. An object is transformed thanks to the distance between it and the photographer. This “anachronism” enables the planning bent of these pictures. Barbieri’s pictures in site specific_LONDON 12 don’t make any exception, on the contrary they complicate the game; they seem to be completed in technique, instead they have a powerful, critical and changeable tension of reality. The tilt-shift (selective focus), the inversion , the extending  shooting or the from on high one are only a camouflage: they are a technical-stylistic camouflage (cold) of a deeply, poetic and changeable connection with reality (warm) in a continuous ethical-political tension. The change of the point of view allows to look into the uncommon in everyday life; the blurring enables paradoxically to identify, explain and transform the city in a huge scale model which is presented as alterable, similar in the aspect to a place being projected. The photographic restitution as drawing/picture insists on this  deconstructive work of art of places. In the site specific_MODENA 08 the connection drawing/picture is solved by a juxtaposition, whereas in the site specific_ LONDON 12 occurs an interpenetration.[3]Now the competition is started directly by architects and city planners who produce “photographic” images of their projects autonomously by using rendering technique and collages.[4] In the pictures of London, the connection between deconstruction and construction is led to extreme consequences. Site specific is the name of artistic operations (in particular land art) which have their particularity and sense in the analytical and changeable connection with the contest (in these art collections the from on high shooting is often the only possible restitution). Barbieri’s pictures also allude to something else: they allude to metropolitan landscape as a project. Maybe it’s an attempt to reinterpret, to give us, to explain us a particular city planning: it’s the constant research of appropriate, interpretative and perceptive instruments which are used to go deep into reality we live in.[5] It’s also a way to affirm landscape (not only the metropolitan one) as morphology, as structure in constant movement and change. Olivo Barbieri’s worries about urban and natural landscape lead to another consideration: it’s about the civic attention which emerges from “his projects”, it’s about a political commitment which is not shouted but represented and explained.[6] His attitude remains the same both in case of metropolitan landscape and in case of artificial nature. In the introduction of “The Waterfall Project”, the architect Stefano Boeri explains that “Olivo Berbieri’s big waterfalls aren’t so different from other artificial places on which globalization leaves its mark”.[7] Commenting on the picture chosen for the cover of this book, Barbieri declares that “it represents the contrary of what happens in a zoo. We are almost caged by ourselves, by our enclosure of observation. We’ll have to change our look if we want to set us free.” The only big question – the same one that Olivo Barbieri always asked himself about photographs  in the exhibition in London – is to understand if this project works or he should modify it. We are sure that we aren’t watching something “boring” that we have already seen and known. [8]


[1]Photography is the art of knowing where a human being should stay.”

[2]Agamben, Giorgio, Che cos’è il contemporaneo? Roma, Edizioni Nottetempo, 2008

The text reconnects to that one of the opening lecture of Theoretical Philosophy 2006/2007 at The Faculty of Arts and Design (IUAV) of Venice. 4-6.

[3]“The aspect of the city returns being a project which is read as drawing/picture:

It could be reinterpreted, discussed again and redesigned”.Extract from Angela Vetese’s interview to OlivoBarbieri.http://www.comune.modena.it/galleria/mostre/archivio-mostre/2009/olivo-barbieri-site-specific_modena-08-1)

[4]Nicolin, Pierluigi, Luoghi veri e finti, interview to Olivo Barbieri, Lotus International n°109, dicembre 2006, 52-53.

Nicolin, Pierluigi, Architettura e fotografia: tre storie, Lotus International n°109, dicembre 2006, 4-8.

[5]Many certainties which have originated the West are in debate. It’s possible to start again to understand them by dissociating ourselves, by creating an alias. In 1955 Claude Lévi-Strauss suggested that ‘the comprehension of something involves a decrease of a type of reality in favor of another one; reality is not evident and nature of truth shines through the carefulness in which it is hidden’”. Extract from Angela Vetese’s interview.

[6]“Only a superficial observer could see the beauty in my pictures. The real purpose of my project is to make people think, to build knowledge and to create awareness”. Extract from Angela Vetese’s interview.

[7]Barbieri, Olivo, The waterfall project, Bologna, DamianoEditore, 2008.

[8]“The attempt is to see and to review the world as it was a huge scale model, a project and to decide if it works or it will be modified”. “Everybody is bustling about cataloging and describing but if the shifting doesn’t occur on a perceptive level with new instruments, we will carry on  watching something boring that we have already seen and known”.  Nicolin, Pierluigi, Luoghi veri e finti, interview to Olivo Barbieri, Lotus International n°109, dicembre 2006, 52-53.


[1] Giorgio Agamben, Che cos’è il contemporaneo?, Edizioni nottetempo, Roma 2008. Il testo riprende quello della lezione inaugurale del corso di Filosofia Teoretica 2006-2007 presso la Facoltà di Arti e Design dello IUAV di Venezia,p. 4-6. (corsivo nostro)

[2] “Riletta come disegno/dipinto la sembianza della città ritorna ad essere progetto. In quanto tale può essere reinterpretata, ridiscussa, riprogettata”. Intervista di Angela Vetese a Olivo Barbieri (http://www.comune.modena.it/galleria/mostre/archivio-mostre/2009/olivo-barbieri-site-specific_modena-08-1)

[3] Luoghi veri e finti, intervista di Pierluigi Nicolin a Olivo Barbieri, in Lotus International n°129, dicembre 2006, pp.52- 53. Sullo stesso numero vedi, Pierluigi Nicolin, Architetura e fotografia: tre storie, pp.4-8.

[4] “Molte delle certezze che hanno generato l’Occidente sono fortemente  in discussione. Per ricominciare a capire, forse una possibilità è prendere le distanze, allontanarsi e creare un alias. Già nel 1955 Claude Lévi-Strauss suggeriva ‘che comprendere vuol dire ridurre un tipo di realtà ad un altro; che la realtà vera non è mai la più manifesta: e che la natura del vero traspare già nella cura che mette a nascondersi.’ “. Intervista di Angela Vettese… Cit.

[5] “Solo un osservatore superficiale può vedere la bellezza nelle mie foto. In realtà, il vero fine del mio progetto è di far riflettere, costruire conoscenza, creare consapevolezza”. Intervista di Angela Vettese….Cit.

[6]  Olivo Barbieri, The Waterfall Project, Damiani Editore, Bologna 2008.  ISBN: 978-8862080521
http://www.damianieditore.com

[7] “Il tentativo è di vedere, rivedere il mondo come fosse un’enorme plastico, un progetto, e decidere se funziona o se lo si deve modificare”; “Tutti si affannano a catalogare, descrivere ma se lo slittamento non avviene a monte, a livello percettivo, e solo nuovi strumenti potranno permettercelo, continueremo noiosamente a vedere quello che sappiamo”. Luoghi veri e finti,…Cit,  pp. 52-53.

Mario Ricci_AtelierTransito © 2012

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