Il Barone rampante finito in gabbia. “25 verde”, blocco residenziale a Torino.

VerdolatriaIdolatria del verde, tipica di certi ambientalisti e naturalisti.  

Perché mai tutta questa ‘verdolatria’? Forse perché il verde rinvia al vegetale, dunque alla clorofilla, e dunque alla vita? Va bene, ma non è un motivo sufficiente per erigere a valore estetico un valore biologico, per fare di un valore ecologico un valore paesistico. (E anzi opinione di molti pittori e ingegneri che il verde non sia affatto un “buon colore”).[…]“Lo spazio verde non è un luogo […]. Niente più storia: lo spazio verde se ne infischia del contesto e anche della tradizione. Niente più cultura: lo spazio verde si riduce a un prato all’inglese […]; l’arte ne è bandita, o si limita alla ‘confezione’” (Le Roman des jardins de France, Plon, Paris 1987, p. 261). Il che ci riporta, ancora una volta, al grado zero del paesaggio, perché l’inserimento di qualche spazio verde non costituisce il minimo progresso sulla via della creazione paesaggistica. (Alain Roger)

Oggi nel nome del verde, della sostenibilità e del rapporto con la natura (vista appunto come “cosa” verde, come “lattuga gigante”), l’architetto si definisce “pentito”, per i danni causati dal suo operato nei confronti del paesaggio, del territorio e dell’ambiente. Ma nello stesso tempo, esso è alla ricerca costante del modo col quale cancellare la differenza tra interno ed esterno nei suoi edifici: intento ad abolire la dialettica artificiale-naturale. Si ingegna per negare confini, compresi quelli disciplinari, anzi, il principale nemico è divenuto l’interno, non più l’esterno, che ora si deve insinuare negli edifici che progetta [e non sempre riesce a realizzare], attraverso diversi espedienti  tecnici, funzionali e compositivi: estese vetrate, portici, pergolati, patii,profonde terrazze. Ma l’architetto di  oggi, che rincorre la retorica pittoresca del verde a tutti i costi, quando costruisce la propria abitazione, o il suo studio, lo realizza come un ambiente separato, protetto, spesso con scarse bucature: in cui concentrarsi e sentirsi isolato e custodito dall’esterno – sempre più invasivo, con i suoi rumori, immagini, distrazioni. Sceglie cioè di marcare una differenza, non di cancellarla. L’architettura da sempre utilizzata per edificare un limite – e al limite una soglia – con l’esterno, tenta ora di capovolgere il suo scopo, portando l’esterno all’interno, provando a smaterializzare gli elementi che la caratterizzano come manufatto [oltre che  donarle “carattere”].

Torino_casa_albero_25_verde_focuspag2a_(3)_352-288                  Torino_casa_albero_25_verde_focuspag2a-10_352-288

Questo  modo di operare è facilmente declinato negli edifici pubblici, dato che  ancora oggi è nell’agorà, nella piazza [entrambi “vuoti”], che riconosciamo il valore profondo di questi edifici, ma negli ultimi anni assistiamo allo spostamento di questo atteggiamento anche negli edifici residenziali urbani di tutto il mondo. Esperienze  che vanno ben oltre la necessità di fornire alle residenze un protetto spazio verde e collettivo. Operazioni, inoltre, sostenute da un fraintendimento del pensiero ambientalista, adoperato più che altro per motivi promozionali: per rendere nuovamente appetibile al mercato un’edilizia ammantata di retorica verde

Il blocco residenziale di via Chiabrera n°25 a Torino, realizzato dall’architetto Luciano Pia, va proprio in questa direzione, anzi è l’amplificazione di un approccio verdolatrico. Il progetto sembra scaturire dalla somma del “bosco verticale” di Stefano Boeri (in corso di realizzazione a Milano) con la “parete verticale vegetale” di Patrick Blanc. Si tratta di un blocco a corte interna di circa 60 appartamenti (11500 mq di cui 4000 di terrazzi e tetti verdi), in cui la dimensione della corte è assai ridotta per lasciare spazio ai terrazzi che si aprono [paradossalmente?] sui fronti strada a contatto diretto con i suoi rumori e il suo traffico: spazi che assolvo certamente un’azione di filtro tra esterno e interno, ma sono inutilizzabili per il riposo o il relax. L’impianto planimetrico dell’intervento è semplice e rigido, ed è invece l’apparato decorativo [fatto di travi e montanti  filiformi e multiformi] a configurare l’impianto visivo dell’edificio. Estremamente contrastati, i prospetti principali, sono caratterizzati da ombre profonde e da una composizione apparentemente libera e disordinata, che ce li fanno apparire come gigantesche installazione verdi che cancellano il fabbricato a cui si agganciano.

Torino_casa_albero_25_verde_focuspag2a_(11)_352-288         La casa sull albero_25 Verde by Luciano Pia (17)

Il verde ha assunto  ormai solo una dimensione estetica, è un packaging, che però non protegge, non filtra realmente, non da sollievo e pace, non concilia l’introspezione. I temi della transizione e del rapporto tra interno e esterno, dell’integrazione tra costruito ed elementi naturali, così come i richiami  al verde condiviso, alla libertà, al contatto con la natura e con l’evolversi delle stagioni, appaiono in questa realizzazione soltanto retoriche. Sono presenti ,si, ma appaiono come chiusi in una teca.

Rispetto all’incarico istituzionale per l’Istituto di Biotecnologia di Torino (2004-06), risolta con estrema misura,  l’architetto torinese coglie nell’approccio al tema dell’abitazione privata la possibilità di un’estrema libertà linguistica e la via per una completa de-contestualizzazione. Luciano Pia, che  si è formato a Torino con Andrea Bruno, è però un architetto estremamente dotato. L’abilità compositiva con la quale risolve i fronti interni, quelli liberi dalle sovrastrutture verdolatriche, ci fanno riflettere su come avrebbe potuto essere questo edificio. I richiami ad Hundertwasser non cancellano il senso di spaesamento che il manufatto provoca.

Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista de Il Barone rampante di Italo Calvino, un riferimento più volte utilizzato dai commentatori di  questa realizzazione torinese (vedi x es. Casabella 822, febbraio 2013), è stato finalmente convinto a vivere con i piedi “per terra”, in un’immensa voliera con alberi finti. Ora, una mongolfiera che aleggia libera nel cielo, non rappresenta per lui che una vana illusione.

MarioRicci_AtelierTransito©2013

pubblicato in presS/Tletters

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25_verde

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