GIARDINI MURATI #2

“…Da allora, tutti i grandi giardini, estesi frammenti di territorio agricolo e boschivo, interstizi e ambienti particolarmente significativi dal punto di vista botanico, diverse aree golenali,  vennero murati. L’ Hortus Conclusus come dispositivo ricreativo, di osservazione e meditazione, si era rovesciato in presidio, in cui era narrata e custodita la memoria dell’equilibrio con la natura, inghiottita, tra sabbia e cemento, dalla megalopoli Globale. I giardini murati serbavano, oltre ai capitali della biodiversità, anche cospicue riserve d’acqua, per il loro fabbisogno, e per quello degli uomini delle città. Questo era il punto dolente, e, nello stesso tempo, una inimmaginabile ricchezza….”*

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*Jamil Sharran, “E Rachele raggiunse i monti”

AtelierTransito © 2017

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