PROGETTARE IL PRESENTE

 Grosseto, progettare il presente

Progetto di concorso per la riqualificazione della Piazza intitolata ai Caduti di Nassyria a Grosseto

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L’idea di progetto è quella di strutturare un vuoto urbano, la Piazza intitolata ai Caduti di Nassyria, attraverso un gesto minimale in grado di assorbire successive articolazioni spaziali e funzionali, definendosi come uno strato tra i molti che caratterizzano il luogo, e in grado di accoglierne di successivi.
La proposta si propone di restare nei limiti di uno schematismo concettuale estremamente aperto e flessibile, soprattutto se ci riferiamo al tempo presente in cui le incertezze e i ripensamenti schiacciano ogni tentativo previsionale. Il progetto sfrutta a proprio modo queste incertezze nel proporre una struttura aperta e non finita, ma che nello stesso tempo è regolata da una spazialità geometricamente ineccepibile, e anche dal punto di vista percettivo estremamente coinvolgente.

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L’intenzione non è quella di andare a riempire il vuoto esistente ma di strutturarlo aprendo la possibilità alle più diverse declinazioni, un vuoto che così predisposto possa sollecitare la città e i suoi cittadini ad esprimere le loro valenze collettive. In questo senso la proposta rifiuta il progetto dello spazio pubblico come densificazione funzionale, linguistica e spettacolare, un atteggiamento che spesso produce uno spazio bloccato, monofunzionale e caratterizzato da gravi processi di esclusione, anche sociale.
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Il luogo di progetto è caratterizzato dalla presenza di molteplici strati o livelli morfologicamente definiti, che si differenziano molto tra di loro in senso spazio-temporale (riguardo la loro conformazione e la loro formazione storica): dalle mura antiche al fossato-percorso, dal parcheggio, con i suoi sistemi di collegamento, alla spoglia pavimentazione attuale, dal tessuto urbano con cui questo vuoto si incontra al flusso viabilistico e pedonale. Infatti l’area insiste su un luogo di bordo storicamente consolidato e denso di significati pur essendo un vuoto, rappresenta cioè quella parte di abitato appena fuori le mura che faceva da cuscinetto, spesso riempito con costruzioni povere ed effimere, tra l’insediamento umano e l’ancora pericolosa selvaticità della natura. L’idea è quella di andare ad aggiungere agli esistenti un’altro strato ben definito, riconoscibile e caratterizzato da una forte performatività, senza modificare o adeguare nessuno degli elementi esistenti che costituiscono il contesto – con l’esclusione dei sistemi di ancoraggio degli elementi verticali.

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Il progetto è costituito da una maglia (selva) di montanti verticali in ferro da installare sull’intera superficie di Piazza Nassyria, secondo una griglia ortogonale, e senza modificare o sostituire la pavimentazione esistente e l’arredo urbano già presente. Questa maglia è costituita dalla ripetizione di un unico elemento base formato da un fusto quadrato in acciaio corten 20×20 cm – ma che può essere costituito anche da altro materiale, senza per questo pregiudicare o indebolire la concezione del progetto -, di 3,80 m. d’altezza, un interasse di 4,00 m e luce netta tra fusti di 3,80 m. Tale elemento è conformato e articolato per accogliere e adeguarsi al montaggio di elementi standardizzati, come tettoie, padiglioni, filtri, ecc., ecc. Oltre alla maglia ortogonale di elementi verticali il progetto propone elementi di copertura alle risalite verticali dal parcheggio sotterraneo alla piazza.
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Dal punto di vista delle declinazioni funzionali e morfologiche il nuovo spazio potrà generare molteplici e diversificate alternative. Negli schemi esemplificativi proposti dalle tavole di progetto ne abbiamo restituiti alcuni che possono essere variati e contaminati tra loro dando luogo a diversissime configurazioni, usi e
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significati: 1) percorsi coperti; 2) padiglioni come contenitori polifunzionali (mercati, mercatini, feste, ecc.); 3) spazi per eventi e incontri (grazie alla possibilità di smontare alcuni montanti); ma sono possibili e auspicabili anche modi di appropriazione più informale sia da parte dei gruppi, che delle associazione o dei singoli (installazioni artistiche, piccole performance, mostre all’aperto, raduni, flesh mob, ecc., ecc.)

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Il risultato progettuale progettuale è, dunque, una struttura minimale che caratterizza fortemente in senso percettivo e spaziale il vuoto costituito dall’attuale piazza, senza inficiare la sua potenzialità di vuoto urbano (cioè senza riempirlo troppo), e nello stesso tempo capace di generare un forte margine di indeterminazione funzionale e decorativa, per essere così in grado di accogliere e assorbire futuri processi di appropriazione e caratterizzazione, sia da parte del pubblico che del privato. In questo senso il progetto, possedendo un’intrinseca capacità morfologica, non compromette ma sollecita successive articolazioni spaziali, formali e linguistiche del luogo.
Il progetto afferma che lo spazio pubblico è uno spazio in perenne modificazione e che tale modificazione è retta da una geometria ineccepibile ed immanente.

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AtelierTransito © 2015*

*Progetto Mario Ricci. gruppo di concorso Mario Ricci, Nicola Rovere, Roberto Corapi

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