RAUMPLAN da PIOPPETO _ in situ_#2_ Installazioni paesaggistiche in movimento

“Il paesaggio italiano ha un carattere pressoché unico. Esso è composto di stanze, vale a dire di intorni spaziali dotati di riconoscibilità dimensionale e morfologica. Queste stanze sono una diversa dall’altra. Esse hanno una dimensione media, che consente di vederne i contorni; sono inoltre ambienti finiti; hanno un loro carattere fortemente scenografico; possono essere interpretate come altrettanti interni. Ciascuna stanza è conclusa in sé e nello stesso tempo è connessa alle altre in un avvincente gioco di continuità e di discontinuità”.         Franco Purini

AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_1

In questa proposta, RadaP_ in situ, è declinato attraverso l’installazione di infrastrutture paesaggistiche con carattere etico ed estetico, capaci di innescare un responsabile processo di riappropriazione e, nello stesso tempo, di rivitalizzazione del paesaggio rurale: la campagna coltivata. La proposta progettuale esprime tutti i principi di RadaP_ in visu,  che riguardano la concezione di fondo del progetto[1], e ne accentuano, in particolar modo, il carattere paesaggistico.                                                                                                                                         

Con etica, ci si riferisce ad una accentuata responsabilità nella trasformazione paesaggistica, territoriale e ambientale, ad una riappropriazione che implichi la cura dei luoghi e la loro continuazione sia dal punto di vista antropologico-produttivo, sia da quello ecologico e naturalistico. Un paesaggio, dunque, che non rappresenta la distinzione tra natura e artificio, tra ecologia ed antropologia, ma la loro  sintesi. Un paesaggio che è creazione dell’uomo e che si produce attraverso un processo di continua trasformazione e riscrittura, in cui collettivo e individuale si fondono. Con estetica, ci si riferisce ad un approccio paesaggistico  che contiene la dimensione ambientale e territoriale, e che richiede per la sua comprensione e percezione l’attivazione di tutti i sensi. Un’estetica del contatto: esperienziale ed immersivo,  che non è più solo per gli occhi, ma anche per tutti gli altri sensi, capace di attivare risorse sonore, visive, tattili, olfattive, d’orientamento, ecc.                                                                            

AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_4

Le istallazioni spontanee [RadaP_in situ_#1], che in diverse stagioni punteggiano e modificano questi luoghi, sono state lo spunto per andare a continuare questo paesaggio, trasformandolo, per potere agire in esso, e per poter re-interpretarlo . E le installazioni paesaggistiche in situ che il progetto propone, non cercano ossessivamente  il nuovo, e neppure, all’opposto,  adottano un atteggiamento di totale conservazione dell’esistente attraverso divieti e norme,  ma evidenziano/nascondono ciò che è immanente in questi luoghi. Attivano tensioni preesistenti, dando forma  a ciò che sostiene le cose.

Questi segni sul paesaggio, prodotti dalle installazioni, sono configurati attraverso un processo di riscrittura che sdoppia ed evidenzia i tracciati geometrici , che strutturano il paesaggio agreste dei campi coltivati: una struttura soggiacente, che ha dato luogo a questi luoghi. Una scrittura, quella delle installazioni, che evidenzia e attraversa le emergenze plastiche dei pioppeti , che riscrive bordi e confini tra colture, in un processo di continua traduzione spaziale e temporale del luogo: un giardino senza limiti, ma sorretto da una geometria rigorosa. Una geometria, che richiama la centuriazione romana e, perfino, che avrà una eco nell’invenzione del giardino all’italiana. Sono installazioni e allestimenti costituiti da un’architettura transitoria e, nello stesso tempo, immanente del vuoto, che riafferma la natura artificiale di questi paesaggi,  e la pone in evidenza, consentendo alle sue caratteristiche intrinseche di emergere e di essere  riconosciute.

Le quinte, di natura tempornea e allestite con materiali leggerissimi, che segnano il confine dei pioppeti, che li attraversano o li collegano,  nascondono e insieme evidenziano percorsi, nuove possibilità di attraversare e immergersi in questo paesaggio, e di orientarsi in esso. Esse rappresentano anche gli elementi compositivi, e dunque trasformativi, del progetto, elementi che sono già tutti presenti, in-nuce, in questi luoghi: bordi e quinte vegetali, percorsi e attraversamenti. Allestimenti e installazioni che sono anche apparati prossemici, attraverso essi ,ci si approssima alla “natura”. Nello stesso tempo,  misurano il territorio, esprimendolo attraverso una paradossale amalgama di lentezza e rapidità.

AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_3

Queste “infrastrutture  paesaggistiche” – che possono interessare le scale che vanno dal locale al territoriale, configurando riferimenti visuali nei pioppeti e segnali visivi tra di essi – non rimandano a nessuna funzione specifica, se non a quella di segnare il paesaggio e renderlo fruibile e attraversabile –  adottando a questo scopo le caratteristiche del luogo stesso.  Il percorso che segue o interseca le quinte allestite dentro, fuori e tra i pioppeti, è un percorso didattico e sensoriale insieme, esso mette in evidenza il paesaggio come “struttura in movimento” – che si trasforma e cambia seguendo il semplice variare delle stagioni – e permette di attraversarlo ed immergervisi.

Così, camminando si conosce e si ammira il territorio. E’ in questo senso che il progetto tende a conciliare esperienza e conoscenza, ecologia e antropologia , individuale e collettivo, riuscendo a dare risposta al controverso tema che riguarda la trasmissione delle memorie storiche e culturali. Le infrastrutture allestitive di questo progetto, infatti, conducono l’“osservatore” ad immergersi  nel  luogo, per scoprirne e ri-conoscerne il genius loci, evitando di proporgli, viceversa, una prospettiva privilegiata o qualche didascalia: evitando, in una parola, di osservarli da lontano.

AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_5

Il  progetto afferma che non c’è nulla da tutelare, l’agricoltura e i territori rurali non si tutelano, ma si migliorano e si continuano senza soste. Afferma, che questi non possono che essere luoghi di azioni e trasformazioni responsabili, e sempre mediate dal concetto di manutenzione.

Coloro i quali pensano che la natura dei nostri luoghi, e ancor di più l’agricoltura, siano qualcosa da tutelare sbagliano, poichè credono che la memoria si conservi  volgendosi all’indietro, invece di costruirla giorno per giorno.

AtelierTransito ©2013


[1] Un’architettura del vuoto basata sulla diffusione di “piccoli progetti”; la multiscalarità delle sue espressioni e possibili declinazioni; l’uso di un approccio progettuale nomade e minimale; una fruizione immersiva ed esperienziale; la riflessione sulla nozione di “giardino contemporaneo”.

English Text

RAUMPLAN da PIOPPETO_ in situ #2_ Landscape installations in motion

“Italian landscape has a nearly unique character. It is composed of rooms, of spatial neighbourhoods that are provided with dimensional and morphological recognition. These rooms are different from each other. They have an average size that enables to see their outlines. Furthermore they are completed spaces, they have a strongly scenographic nature and they could be interpreted as interiors. Each room is ended in itself but at the same time it is connected with others in a smart design of continuity and discontinuity.”

Franco Purini

In this proposal, RadaP_in situ is interpreted as a planning through the installation of landscape infrastructures that have an ethical and aesthetic nature; they are also able to activate a responsible process of repossession and of revitalization of rural landscape: we refer precisely to cultivated land. The project expresses all the principles of RadaP_ in visu: they concern the conception of it [1] and they stress especially landscape character.

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AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_7

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When we talk about ethics, we refer to an accentuated responsibility in landscape, territorial and environmental transformation; we refer to a re-appropriation  that involves care of lands and their continuity both from an anthropological-productive point of view and from an ecological and naturalistic one.  Landscape doesn’t represent the distinction between nature and artificiality, between ecology and anthropology but it expresses their connection. Landscape is a man’s creation and it is reproduced by a process in continuous transformation and rewriting where community and individuality are melded.

When we talk about aesthetic we refer to a landscape approach which contains environmental and territorial dimension that requires the use of all senses in order to understand and perceive it. It’s an aesthetic of contact, of experience and immersion that is no more for eyes only but it’s also for other senses and it enables to activate sound, tactile, olfactory and orientation sources.

Spontaneous installations [RadaP_in situ_#1],  that in different season fill and modify these places, are the starting point to continue this landscape by transforming it in order to act in it and reinterpret it. Landscape installations in situ proposed by the project, don’t look obsessively for new ideas and on the opposite they not even choose an attitude of total conservation  of what already exists by using rules and bans; Installations stress and hide what is innate in these places: they activate preexisting tensions by shaping what supports things.

Signs on landscape, produced by installations, are represented in a process of rewriting that divides and stresses geometrical plans that organize rural landscape of cultivated fields: an innate and hidden structure that produced these places. The rewriting development of installations stresses and passes through the plastic obviousness of poplar groves, it rewrites edges and boundaries between cultivations in a process of continuous spatial and temporal translation of place; the outcome is an unlimited garden supported by a rigorous geometry. This geometry recalls roman centuriation and it would be echoed in the invention of Italian Garden. Installations and setups are characterized by a temporary architecture that also has an innate sense of empty. Architecture reaffirms and stresses artificial nature of these places: intrinsic features of nature emerge and are recognized.

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AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_2

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Wings are temporary, unlimited and made with very light materials: they mark boundaries of poplar groves; they connect or go through them hiding and at the same time stressing itineraries and new possibilities of crossing, of going into this landscape. Wings also represent constituent and transformative parts of the project; we can find them all in these places: edges, vegetable wings , itineraries and crossings. Installations and setups are also used to approach to “ nature” and at the same time they measure land defining it through a paradoxical union of slowness and velocity.

These “landscape infrastructures” could affect scales that concern place and territory: they establish visual signs inside and outside poplars. Their function is to mark landscape by making it usable and walkable: they use characteristics of place to achieve this purpose. The itinerary follows or crosses wings that are set up within, outside and between poplars;  it’s an educational and sensorial itinerary: it highlights landscape as “structure in motion” that transforms and changes itself by following the mere change of seasons; it enables to cross it and sink into it.

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AtelierTransito ©2013_RadaP_in situ_#2_6

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People can understand and admire landscape by walking. In this sense the project connects experience and knowledge, ecology and anthropology, individuality and community. It answers to the debatable subject that concerns the transmission of historical and cultural memories. Indeed, the infrastructures of this project lead the observer to sink into places in order to discover and recognize the genius loci; they avoid to offer him a privileged point of view: in short  they avoid to observe themselves from afar.

The project states that there’s nothing to protect: agriculture and rural territories don’t need to be protected but they should be improved and grown without pauses. Rural territories couldn’t be places of actions and responsible transformation characterized by the concept of maintenance.

Those who think that nature of our places should be protected (especially agriculture), make a mistake because they believe that memory conserves itself by turning to past instead of building it day by day.

 

AtelierTransito   2013

 

 [1] It’s an architecture of emptiness based on the dissemination of  “little projects”, on the multi-scale point of view of its expressions and possible variations, on the use of a planning, nomadic and essential approach; It’s an immersive fruition, based on experience. Reflection on the notion of “contemporary garden”.

 

 

One thought on “RAUMPLAN da PIOPPETO _ in situ_#2_ Installazioni paesaggistiche in movimento

  1. It is however not always possible to modify certain conditions and
    restrictions that come with the property. Herbs that bolt easily in response to heat, such as cilantro, should be placed on the east-facing slope so that they are protected from the afternoon sun.
    No matter where one lives or works it seems like there is always a small patch of soil in need of landscaping attention and maintenance.

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