in visu – in situ

Da una parte le rappresentazioni artistiche, poetiche e immaginarie di un paesaggio (che lo trasformano indirettamente), e dall’altra le trasformazioni concrete che operano e trasformano questo stesso paesaggio (che lo trasformano direttamente).

” Augustin Berque suggerisce una nozione determinante come quella di “civiltà paesaggistica”: paesaggistica sarebbe quella civiltà che articola la nozione di paesaggio disponendo di un lessico, di una letteratura, di una rappresentazione, e che, infine, opera delle trasformazioni in situ tramite una progettazione paesistica (Berque 2005). La nostra civiltà sarebbe spiccatamente paesaggistica potendo disporre di una terminologia, di una letteratura, di una rappresentazione visiva e di un’attitudine ad intervenire concretamente sul paesaggio. Un’altra distinzione – in visu/in situ – chiarisce la distinzione tra le rappresentazioni e le trasformazioni concrete – un paesaggio non sarebbe mai riducibile alla sua realtà fisica – geosistemi dei geografi, ecosistemi degli ecologisti ecc. -, ma la trasformazione di un “paese” in un “paesaggio” presuppone sempre una metamorfosi.” (Pierluigi Nicolin)

vedi Artificiazione

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